Voynich StudiesBeinecke MS 408

Ipotesi linguistiche

«La chiave è trovata: è volgare italiano». Che cosa ha mostrato la verifica numerica della chiave di Caspari e Faccini

Un archeologo dell'Istituto Max Planck e una filologa indipendente hanno letto le etichette delle stelle come POLAR e TOARE e hanno dichiarato italiana la lingua del manoscritto. Abbiamo ricostruito la loro chiave dai loro stessi esempi e l'abbiamo fatta passare su tutto il manoscritto contro controlli onesti.

Verdetto NON CONFERMATA 04.08.2026

«La chiave è trovata: è volgare italiano». Che cosa ha mostrato la verifica numerica della chiave di Caspari e Faccini
Foglio f68r. Beinecke Library, Yale (public domain)

Nel febbraio 2025 è apparso un preprint dal titolo sicuro di sé: «A Key to the Voynich Manuscript» - «Una chiave per il manoscritto Voynich». Gli autori sono Gino Caspari, archeologo con affiliazione all'Istituto Max Planck e all'Università di Berna, e Agnese Faccini, ricercatrice indipendente. La loro conclusione: il manoscritto sarebbe scritto in volgare italiano - la lingua del popolo, annotata con una stenografia medievale sovrapposta a un cifrario a sostituzione semplice, e «la chiave per la decifrazione è ora disponibile».

La proposta è più seria delle solite «decifrazioni» almeno per la confezione: il preprint è depositato nel repository della Società Max Planck, con allegate una tabella-chiave e un glossario di oltre 400 parole. Per questo abbiamo fatto ciò che facciamo con ogni ipotesi verificabile: abbiamo ricostruito con esattezza il metodo degli autori e l'abbiamo fatto passare attraverso controlli che conservano tutte le libertà del metodo.

Che cosa sostengono gli autori

Il punto di partenza sono le etichette accanto alle stelle nella sezione astronomica. Vicino a una delle stelle gli autori hanno letto la parola POLAR - la Stella Polare. Da questa àncora hanno dispiegato l'alfabeto: una parte dei segni del Voynich è dichiarata lettera latina, un'altra legatura, e con questo alfabeto hanno letto altre etichette: TOARE (il Toro presso le Pleiadi), O'CETE (la costellazione della Balena), EXPE (Venere). I nomi delle stelle sono stati riscontrati sull'Almagesto a stampa del 1528.

Poi viene l'assunzione principale. Il testo, secondo gli autori, è annotato in stenografia: lo scriba ometteva le vocali e troncava le finali delle parole. La lettura di una parola è dunque il suo «scheletro consonantico», nel quale il lettore è libero di inserire vocali e di completare la desinenza. Così da una sequenza di segni si ottiene, per esempio, p(er)d(e)n oppure t(a)n(to): tra parentesi stanno le lettere che nel manoscritto non ci sono.

Gli autori chiamano onestamente la chiave preliminare. Ma dichiarano: con essa «si legge la maggior parte delle parole del manoscritto», e la lingua si identifica con sicurezza come volgare italiano.

La loro chiave si può verificare in modo rigoroso - e l'abbiamo ricostruita

Gli autori per principio non usano le traslitterazioni leggibili dalla macchina (EVA), quindi la loro tabella è fatta di immagini dei segni. Per la verifica numerica abbiamo ricostruito la chiave in notazione EVA non dalle immagini, ma dai loro stessi esempi con indirizzo: nell'articolo sono riportate le letture di righe concrete di fogli concreti, e queste righe si ritrovano in modo univoco nella traslitterazione.

La loro letturaParola nel manoscritto (EVA)Che cosa dà alla chiave
torporedorchoryd=T, o=O, r=R, ch=P, y=E
p(er)d(e)nchkark=D, ar=N
i(n)ss=I
fiorshorsh=FI
o'c(e)falotchalt=C
d(e)folieckholsylegatura ckh=DF
exf(a)moypchaiinp=X, aiin=(a)MO

La chiave si è ricostruita per intero ed è internamente coerente: la stessa lettera esce identica da esempi diversi. Poi - tre verifiche. Le regole sono state fissate in anticipo, prima dell'esecuzione.

Prima verifica: la chiave contro duecento chiavi casuali

Prendiamo tutto il manoscritto - circa 33 mila parole del testo principale. Decodifichiamo ogni parola con la chiave degli autori e chiediamo: questa parola esiste nell'italiano della loro epoca? Il lessico l'abbiamo raccolto da Dante e Boccaccio - gli autori stessi indicano nei classici toscani le migliori corrispondenze con il loro glossario. Le libertà del metodo sono conservate per intero: sono ammessi l'inserimento di vocali, il troncamento della finale, l'articolo separabile o' e la particella qo - tutto ciò di cui si servono gli autori stessi.

Poi la stessa cosa la fanno 200 chiavi casuali: gli stessi segni, le stesse libertà, ma con le lettere permutate a caso.

Risultato: la chiave degli autori è davvero migliore di una casuale - per corrispondenza rigorosa legge il 17.5% delle parole contro l'1.2% di una tipica chiave casuale. Suona come una vittoria? No. La chiave degli autori è stata composta a mano in modo che i segni frequenti diventassero lettere frequenti e l'uscita somigliasse all'italiano. Qualunque chiave ottimizzata su una lingua supererà quella casuale - è una proprietà dell'ottimizzazione, non una prova di lettura. Le domande vere sono le altre due.

Seconda verifica: e il non-senso, si legge?

Se la «lettura della maggior parte delle parole» è merito della chiave, deve sparire quando sparisce la lingua. Abbiamo preso lo stesso lessico italiano e abbiamo mescolato le lettere all'interno di ogni parola: le lunghezze e le frequenze delle lettere si sono conservate, la lingua in sé è stata distrutta.

Al livello di regole degli autori stessi (inserimento di vocali più troncamento) la chiave «legge» sul lessico italiano vero il 69.7% delle parole del manoscritto. Sullo pseudo-lessico mescolato - il 67.9%. La differenza - meno di due punti. La «lettura della maggior parte delle parole» è garantita dalla libertà della stenografia e non dipende dal fatto che davanti a noi ci sia l'italiano o un rumore anagrammatico.

Terza verifica: e perché proprio l'italiano?

La conclusione principale degli autori è l'identificazione della lingua. Si verifica direttamente: diamo alla stessa chiave, con le stesse libertà, il lessico di un'altra lingua della stessa epoca - il latino (il trattato agricolo di Catone e l'Antidotarium Nicolai di medicina), pareggiando i volumi dei glossari.

Con le regole degli autori stessi il latino si legge MEGLIO dell'italiano: 90.3% contro 65.8%. Il metodo che «ha identificato la lingua del manoscritto» non è in grado di distinguere l'italiano dal latino - e anzi preferisce il latino.

Che cosa resta dell'ipotesi

Sommiamo tutto ciò che la verifica ha mostrato con ciò che del manoscritto si sa indipendentemente da essa.

  • Perfino con l'inserimento delle vocali non si legge il 62% delle parole del manoscritto - la «maggior parte delle parole» si raggiunge solo al livello di regole che legge altrettanto bene il non-senso.
  • Tra le «letture» più frequenti della chiave ci sono forme come pue e dvte: non sono parole italiane, ma scorie della vecchia ortografia nel lessico. Le letture sensate sono isole rare, come in tutte le «decifrazioni» per sostituzione venute prima.
  • L'entropia condizionale del testo del Voynich è più bassa di quella di tutte le lingue verificate, e una sostituzione semplice l'entropia non la cambia: un testo italiano sotto un cifrario simile resterebbe statisticamente italiano. Le nostre misure indicano un'altra classe di meccanismo - un cifrario verbose omofonico.
  • Le parole del Voynich sono organizzate come una rigida grammatica a slot posizionale - una lingua vera con una stenografia libera una struttura simile non la produce.
  • Il referente dei nomi stellari - l'Almagesto del 1528 - è di un secolo posteriore alla datazione al radiocarbonio della pergamena, 1404-1438.

Conclusione: la lettura non è confermata. La chiave di Caspari e Faccini è una tabella allineata sulle frequenze, ottimizzata perché l'uscita avesse un aspetto italiano. Il suo successo apparente si riproduce su una pseudo-lingua e viene superato dal latino con le regole degli autori stessi.

Che cosa insegna questo caso

Il requisito per qualunque futura «decifrazione» si formula da questa verifica in una riga: dimostrate che le vostre regole di lettura NON leggono il non-senso. Finché la libertà del metodo (inserimento di lettere, troncamenti, anagrammi, scelta tra varianti) non è misurata su un controllo che conserva questa libertà ma uccide la lingua, la quantità di «parole lette» non significa nulla. È già la terza ipotesi del nostro progetto a cadere proprio su un controllo di questo tipo - e il primo caso in cui per la verifica si è dovuta ricostruire la chiave altrui a partire dagli esempi àncora. Tutti gli script e i dati della verifica sono aperti nel pacchetto di replicazione del progetto.

Domande frequenti

Caspari e Faccini hanno decifrato il manoscritto Voynich?

No. La loro stessa formulazione è prudente - «una chiave preliminare che potrebbe richiedere correzioni sostanziali». La nostra verifica ha mostrato che la dichiarata «lettura della maggior parte delle parole» si riproduce anche su uno pseudo-lessico privo di senso, e che il latino, con le loro stesse regole, si legge perfino meglio dell'italiano. La lettura non è confermata.

Ma la loro chiave produce parole italiane sensate - non sarà un caso?

Non è un caso, è una proprietà del metodo. La loro stenografia consente di inserire vocali in qualunque punto e di troncare le finali delle parole. Con una libertà simile quasi ogni tabella di sostituzione produce parole «leggibili». Lo abbiamo misurato direttamente - un lessico con le lettere mescolate all'interno delle parole si legge con la loro chiave quasi con la stessa frequenza dell'italiano vero.

Perché il rinvio all'Almagesto del 1528 è un problema?

La pergamena del manoscritto è datata al radiocarbonio agli anni 1404-1438. Gli autori riscontrano i nomi delle stelle sull'edizione veneziana dell'Almagesto del 1528 - cent'anni dopo il manoscritto. Per verificare nomi del XV secolo serve una fonte del XV secolo, altrimenti la coincidenza non data nulla.

Il manoscritto Voynich può essere in generale una sostituzione semplice?

Contro questa idea sta un fatto misurabile - l'entropia condizionale del testo del Voynich è nettamente più bassa di quella di tutte le lingue europee verificate. Una semplice sostituzione di lettere non cambia l'entropia della lingua, quindi non può trasformare un testo italiano in un testo con la statistica del Voynich. Serve un meccanismo più complesso - i dati indicano un cifrario verbose omofonico.

← Tutte le ipotesi